David LaChapelle e la sua follia, provocativa, kitsch e al neon

 
David LaChapelle è conosciuto in tutto il mondo per il suo talento, che combina un gusto iper-realistico unico e profondi messaggi sociali.
Le sue opere sono sempre provocatorie, fastidiose e capaci di disturbare nel profondo; nei suoi trent’anni di carriera ha sempre continuato a trarre ispirazione dalla storia e dalla street culture, dalla religione alla blasfemia, dalla metafisica all’immortalità.
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LaChapelle proietta l’immagine pop del 21esimo secolo attraverso le sue opere, che sono al tempo stesso critiche e d’amore, trascendendo la materialità.
La sua carriera ha inizio negli anni ’80, quando riesce ad esporre alla New York City Gallerie e ha la fortuna di essere notato da “un certo” Andy Warhol, che gli offre il suo primo lavoro ufficiale come fotografo per la rivista Interview Magazine.
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Realizzerà importantissime campagne pubblicitarie del tempo e soprattutto scatti che immortalano celebrità, guadagnando grande attenzione.
Tra le sue immagini più popolari spuntano: Tupac, Madonna, Eminem, Andy Warhol, Pamela Anderson, Amy Winehouse, Lady Gaga, Leonardo Di Caprio, David Beckham, Britney Spears, Angelina Jolie, Marilyn Manson e moltissimi altri.
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Ma non è solo la fotografia il settore in cui questo artista è in grado di eccellere, ha infatti lavorato come regista, dirigendo video musicali, documentari ed eventi teatrali.
Tra i video musicali più noti spuntano Amy Winehouse, Britney Spears, Moby e No Doubt, nella compilation che segue, 18 dei più famosi videoclip che David ha diretto.

Le immagini che seguono ripercorrono la carriera dell’artista, dagli scatti più celebri e conosciuti a quelli meno noti ma sempre di forte impatto.
Caratteristiche le tinte forti, foto dove spesso compaiono temi sacri rivisitati, come la Natività, il Giudizio Universale e la Pietà,  vediamo Michael Jackson mano nella mano con  la Madonna e Gesù impegnato in un controllo di polizia.
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Spesso kitsch, le sue opere si riconoscono a chilometri di distanza, il tratto è caratteristico, personale, trasgressivo e sacrilego, da molti viene definito “il Fellini della fotografia” e LaChapelle stesso dovrebbe andarne fiero.
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